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Home POF Relazione educativa
3. BISOGNI FORMATIVI E LE STRATEGIE EDUCATIVE 

Gli elementi per meglio definire i bisogni formativi sono desunti dai risultati di  una  ricerca attuata nel Circolo mediante somministrazione di apposito questionario ai genitori circa i bisogni educativi e le aspettative dell'utenza.

Quest'anno il questionario verrà proposto anche nella scuola dell'infanzia. In prospettiva verrà individuata una fascia d'età di bambini ai cui genitori verrà somministrato ogni anno un questionario sui loro bisogni e sulle loro aspettative.

Dall'analisi statistica dei dati è emersa la condivisione delle iniziative proposte dalla scuola e hanno indicato come punti fondamentali per la qualità della vita scolastica:

  • L'educazione ai valori (socializzazione e cooperazione)
  • La valorizzazione del rapporto affettivo (alunno-docente, alunno-alunno )
  • La promozione delle attività trasversali, quali educazione alla salute, all'ambiente, alla diversità
  • L'attivazione di laboratori espressivi e motori
  • L'acquisizione delle lingue straniere
  • Il reperimento e/o l'utilizzazione al meglio di ambienti e spazi idonei alle attività proposte

 

LE SCELTE EDUCATIVE CONSEGUENTI E LE STRATEGIE EDUCATIVE

Riteniamo che una comunità educante sia un incontro tra persone in relazione dinamica tra di loro e quindi organizzata e programmata in funzione dell’unicità, della diversità, dell’individualità di ogni singolo componente.

La nostra  scuola  riconosce il valore dell'integrazione fra  studenti con caratteristiche,  potenzialità , culture e intelligenze diverse, ispirandosi negli atteggiamenti, nella pratica quotidiana a criteri di sostanziale uguaglianza nella diversità considerando il pluralismo come ricchezza del contesto in cui esprimere i valori del dialogo, dell'accettazione, della solidarietà e del superamento degli stereotipi e dei pregiudizi .

L’accoglienza viene quindi ad essere, non solo il momento dell’ingresso a scuola, ma un clima quotidiano di fiducia e serenità che si stabilisce durante tutto l’arco della giornata scolastica in un adeguato ambiente di apprendimento che sia stimolante e motivante perché gli aspetti cognitivi sono strettamente intrecciati a quelli motivazionali. La motivazione non è dell’allievo, ma è della situazione e quindi va considerata in una situazione interattiva.

Partendo da queste premesse e tenendo conto degli interessi e delle conoscenze pregresse , possiamo arrivare a conoscere, rispettare, migliorare ed ampliare i diversi stili cognitivi degli alunni: verbale-visuale, sistematico-intuitivo, globale-analitico, impulsivo-riflessivo, pensiero convergente-divergente, che ne influenzano anche le interazioni sociali, i vissuti emotivi e gli atteggiamenti.

In un contesto di questo tipo trova la sua ragione una didattica metacognitiva rispettosa dei diversi tempi e ritmi di insegnamento e di apprendimento ai fini di un “dialogo” relazionale-affettivo, dell’incentivazione all’interesse e dell’offerta di  alternative e applicazioni pratiche.

In questa accezione viene attuata la personalizzazione dell’insegnamento prevista dalle Indicazioni Nazionali. 

L’organizzazione delle conoscenze e dei curricoli è, dunque, il momento nel quale gli insegnanti creano, interventi didattici ritenuti idonei, comprendenti tutte le soluzioni atte ad evitare, prevenendoli, gli insuccessi  e scelgono la metodologia più adatta per il raggiungimento di obiettivi e contenuti.

Programmazione e valutazione convergono alla fine verso l’azione educativa e didattica e si rendono determinanti per una sua efficace organizzazione, sono quindi funzioni concorrenti e interdipendenti l’una dall’altra.

In un’ottica di apprendimento di questo tipo è necessaria una valutazione che prenda in esame sia il processo di apprendimento che di insegnamento, in modo da apportare in itinere eventuali modifiche. Gli strumenti di valutazione usati finora non hanno soddisfatto completamente gli insegnanti di questo gruppo che auspicherebbero la costituzione di una commissione con il compito di chiarire meglio tale processo in modo da dare criteri meno soggettivi da poter utilizzare.

In sintesi:

BISOGNI AFFETTIVI: 

OBIETTIVI COGNITIVI:

v  Riconoscimento della propria individualità in un ottica di Ascolto e sviluppo dell’Identità personale

v  Essere guidato e rassicurato in un ambiente sereno e stimolante

v  Riconoscersi come ‘elemento attivo’ di un gruppo, in termini di partecipazione e ascolto

v  Saper ‘riflettere’ sulle dinamiche relazionali, individuali e di gruppo (Ascolto attivo, Circle time)

v  Promuovere l’accoglienza in termini di Ascolto e comprensione dell’Altro

v  Consolidare le abilità comunicative

v  Favorire il processo di partecipazione e corresponsabilità dell’individuo nel gruppo

LE STRATEGIE EDUCATIVE  CONSEGUENTI

  1. 1. Operare attraverso una didattica metacognitiva.

Significa soprattutto intervenire :

" a quattro livelli diversi, che rappresentano altrettante dimensioni ben distinte della metacognizione, anche se strettamente interconnesse…:

1° livello. Conoscenze sul funzionamento cognitivo in generale

2° livello. Autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo

3° livello. Uso generalizzato di strategie di autoregolazione cognitiva (effetti a livello di rendimento nell'apprendimento, nel problem solving, nell'esecuzione etc.

4° livello. Variabili psicologiche sottostanti (stile di attribuzione, senso di autoefficacia, autostima, motivazione)" (Metacognizione e insegnamento, a cura di D.Ianes, Erikson)

In modo particolare attraverso l'attività di ricerca documentaria si intende far pervenire gli utenti allo sviluppo di capacità di "organizzazione facilitante del materiale da apprendere" attraverso strategie che comportino:

¨      il rivolgersi delle domande (fare ipotesi, definire obiettivi, mettere in relazione un compito ad un altro)

¨      capacità di planning-programmare (decidere tattiche specifiche e scadenze, scegliere e ridurre un argomento di ricerca in sottoargomenti più accessibili, definire abilità cognitive ed organizzative necessarie all'esecuzione del compito)

¨      il monitorare/monitorarsi (mettere in relazione gli sforzi compiuti e i risultati con le domande iniziali e i relativi obiettivi)

¨      il verificare, attraverso autointerrogazioni, se si stanno raggiungendo gli obiettivi inizialmente definiti

¨      il rivedere strategie usate e obiettivi

¨      l'autovalutarsi in fase finale sia sui risultati che sulla performance.

Operativamente si lavorerà con gruppi ristretti  di alunni che dovranno:

¨      Scegliere l’argomento, restringerlo (sintesi), individuare agganci possibili in altre discipline, strutturare a grandi linee un ipertesto come sistema logico di collegamento di informazioni

¨      Saper selezionare libri dove cercare informazioni sugli argomenti scelti

¨      Giungere al linguaggio specifico delle discipline

¨       Saper raccogliere informazioni (USO DEL MATERIALE DOCUMENTARIO)

¨      Consultare indici e sommari (enciclopedia)

¨      Usare ordine alfabetico (vocabolario)

¨      Prendere appunti

¨      Esporre in pubblico: relazionare con lucidi, schemi su cartelloni, disegni, dispense, con diapositive commentate.

 

  1. 2. Realizzare attività di cooperative learning

Tali attività pongono al centro del curricolo uno stile di apprendimento/insegnamento basato sulla “cooperazione” (cooperative learning), vista l’importanza che viene data, in questo particolare approccio didattico-educativo, al rapporto interpersonale, che è definito uno dei metodi a mediazione sociale.

I destinatari dell’azione educativa, senza distinzione per limiti cognitivi e/o diversità personali, etniche e socio-culturali, vengono considerati essi stessi i protagonisti principali dell’apprendimento e reale risorsa cui fare riferimento.

Il C.L., sfruttando l’interazione tra pari, si propone di migliorare il rendimento scolastico (abilità cognitive) e nello stesso tempo realizzare obiettivi di tipo educativo per il futuro inserimento sociale degli individui. L’obiettivo di non poco conto è di colmare il vuoto creato nel processo di socializzazione dalla crisi delle istituzioni tradizionali.” (Il cooperative learining di Gardin, Azzini, Verri Psicologia e Scuola n°86 anno 1997).

 

Gli obiettivi sono pertanto i seguenti :

OBIETTIVI DIDATTICI

OBIETTIVI  FORMATIVI

Apprendere attraverso la ricerca e la selezione di informazioni

interagire nel gruppo (ascolto - riformulazione - sintesi)

riflettere sulle conoscenze apprese in senso metacognitivo e trasversale

accettare le idee degli altri componenti del gruppo, rispettando le caratteristiche individuali (tempi - espressione - stili cognitivi)

organizzare le conoscenze apprese dal gruppo

Essere motivati all’apprendimento come bisogno interno di sapere

rielaborare e sintetizzare, al fine di relazionare ad altri le conoscenze apprese

Capire l’importanza del lavoro di ogni componente del gruppo per raggiungere gli obiettivi e responsabilizzarsi individualmente

Autovalutarsi  individualmente e in gruppo

Accrescere l’autostima e la conoscenza delle proprie capacità e abilità, intese come risorse del gruppo

 

Le attività di ricerca documentaria secondo il metodo del Cooperative learning comportano la formazione di piccoli gruppi eterogenei.

“Il compito dell’insegnante, quindi, è quello di formare i gruppi di apprendimento, identificare il punto della curva di prestazione in cui si trovano, rafforzare le basi della cooperazione e farli risalire lungo la curva di prestazione finché non siano veri gruppi di apprendimento cooperativo” (L’apprendimento cooperativo in classe di A.V. Erickson).

Tali gruppi possono essere formali, informali o di base.

Il gruppo formale (durata: da una lezione ad alcune settimane) assicura il coinvolgimento attivo degli studenti nel lavoro di organizzazione del materiale e di spiegazione, anche su nuovi contenuti e abilità molto diverse.

Il gruppo informale (durata: da pochi minuti ad una lezione) permette la focalizzazione dell’attenzione sul materiale da imparare, inducendo aspettative sugli argomenti e creando un clima favorevole all’apprendimento.

Il gruppo di base (durata: almeno un anno scolastico) è costituito da elementi stabili che si aiutano e si incoraggiano reciprocamente, che instaurano rapporti di collaborazione e rapporti interpersonali durevoli e significativi al fine di un apprendimento permanente.

Affinché la cooperazione sia efficace occorre che l’insegnante riesca ad identificare i problemi degli alunni a livello individuale e collettivo per intervenire al fine di migliorare le prestazioni del gruppo.

Riteniamo importante, oltre a ciò,  educare i bambini alla memoria «storica» e al ricordo critico della propria evoluzione e del gruppo -classe di appartenenza  attraverso la conduzione di alcune attività che sono state denominate «la storia del percorso della classe».

Si tratta di registrare con gli alunni le conquiste individuali e di gruppo che in un dato tempo sono state raggiunte nell’ambito dell’autonomia, delle scelte ed assunzione di impegni, delle motivazioni ed atteggiamenti verso l’apprendimento, delle relazioni con gli altri, delle capacità di comprensione, dell’autocontrollo e dell’assertività, delle esperienze fatte. Le modalità di registrazione sono lasciate alla fantasia e iniziativa di ogni classe e si deciderà in tempi successivi di realizzare un libro di storie, un diario di bordo, un album fotografico o quanto altro dovesse emergere, come possibilità di documentazione e testimonianza delle opportunità di crescita che si sono vissute a scuola. E’ un modo di valorizzare in forma significativa il percorso individuale di ogni alunno e/o di gruppo, come occasione di conferma delle proprie possibilità e come ulteriore sprone nel perseguire ulteriori traguardi.

Ci si avvarrà anche di  incontri di classe, che vanno intesi come momenti di incontro degli alunni della classe coordinati dall’insegnante, attuati con una cadenza definita dagli alunni stessi e dalle necessità della classe, e che mirano a creare un contesto in cui tutti gli alunni possano esprimere i propri sentimenti e desideri, discutere sulle regole e sul proprio stare a scuola e riflettere. Nell’ambito di questa iniziativa, in alcune classi, verranno registrate con gli alunni le conquiste individuali e di gruppo che saranno state raggiunte, in merito alle regole, ai comportamenti, alle scelte fatte, alle conquiste di libertà, di accettazione e rispetto dell’altro che costituiranno la storia del percorso della classe, la testimonianza delle opportunità di crescita che si sono vissute a scuola, secondo modalità legate alle esigenze del ciclo di appartenenza. Il riferimento pedagogico cui si ispira questa pratica educativa è il cosiddetto "circle time".

In questo tipo di attività si inserisce , da quest'anno, l'iniziativa del Comune di Sanremo che, aderendo ad una proposta dell'UNICEF, intende promuovere un Consiglio Comunale dei ragazzi, rappresentanti delle scuole di ogni ordine e grado, nel quale saranno discusse le istanze del mondo infantile e adoloscenziale.

 

3.Attivare il criterio della discriminazione positiva.

Educare alle pari opportunità, intese sia come superamento degli ostacoli che impediscono una equilibrata formazione e che non consentono di evidenziare le peculiarità che ognuno possiede,  sia come educazione ai valori  quali la libertà, la solidarietà, la partecipazione e il rispetto degli altri e dell'ambiente ecc. favorisce il massimo della socializzazione tra i sessi, di integrazione culturale con alunni di religioni, lingue ed etnie diverse.

Per la realizzazione concreta di quanto accennato sopra,  si attueranno, a seconda delle esigenze dei singoli plessi attività mirate alla conoscenza - confronto con le diverse realtà culturali e individuali:

-          collaborazioni con associazioni multiculturali, di volontariato (ASSEFA, Germoglio, ecc.) operanti sul territorio e incontri con i  rappresentanti delle diverse comunità

-          realizzazione all’interno delle varie biblioteche di plesso di uno «scaffale multiculturale» con testi delle diverse culture

-          promozione di laboratori intesi come luoghi privilegiati per attività di integrazione degli alunni

( laboratorio teatrale, espressivo, manuale, giocosport, ecc.)

Consapevoli che vanno date maggiori opportunità ai soggetti socialmente e culturalmente svantaggiati, vengono organizzate attività di sostegno individuale all'apprendimento e laboratori di incentivazione per il recupero delle difficoltà e attivati specifici progetti di ampliamento dell'offerta formativa, volti ad attività diversificate strategie di prevenzione del disagio e delle difficoltà di apprendimento.

L'INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI IN SITUAZIONI DI HANDICAP

Nel Circolo, già dall’anno scolastico 1992 è presente un gruppo di lavoro, previsto e regolato dalla Legge quadro 104/92 Art.15 comma 2, composto dal Dirigente scolastico, dagli insegnanti di sostegno e da insegnanti di classe.

Questo gruppo di lavoro ha avuto  nel passato e ha tuttora il compito di:  a)formulare questionari-griglia per una migliore compilazione del P.E.P.; b)preparare descrittori, suddivisi in aree specifiche e a tre livelli (gravissimi, gravi, medio-gravi)che permettono una sempre maggiore precisione nell’individuare sia le potenzialità dei bambini portatori di handicap, sia le difficoltà sulle quali intervenire;  c)predisporre e coordinare le attività a favore degli alunni in situazione di handicap.

La situazione scolastica in cui dobbiamo operare prevede la realizzazione di attività mirate all’integrazione sociale e scolastica degli alunni portatori di handicap e di alunni con difficoltà di apprendimento, considerando le diversità un arricchimento e una risorsa per tutti.

I docenti del Circolo considerano essenziali i seguenti principi:

  • L’osservazione del contesto globale del gruppo-classe;
  • L’attenzione alle situazioni relazionali di bambini con diagnosi nel gruppo classe;
  • Il gruppo-classe come risorsa per la nascita e la crescita di un “clima” di reciprocità necessario per favorire la collaborazione..
  • L’accoglienza e il rispetto di ogni singolo individuo;
  • La formazione di gruppi poco numerosi, non statici, ma dinamici per permettere al singolo con problemi di agire partecipando, anche se parzialmente, alle attività proposte;
  • L’organizzazione di attività rispettando i tempi di attenzione, di faticabilità, di interesse di ogni alunno;
  • La modalità di mediazione degli insegnanti che dovrà rendere gli apprendimenti più facili e più alla portata di tutti;
  • La valutazione dei risultati degli alunni in situazione di handicap rapportata alle effettive potenzialità che l’alunno stesso dimostra di possedere nei vari livelli di apprendimento e nel rispetto dei suoi ritmi e della sua programmazione individualizzata.-

Da alcuni anni, per migliorare l’integrazione degli alunni con difficoltà, nel Circolo viene attuata (parzialmente) una sperimentazione metodologica-didattica (Progetto per la Qualità dell’Integrazione) con attività di "cooperative learning" e viene realizzato un progetto di pittura.

I documenti che “accompagnano” attualmente gli alunni in situazione di handicap sono:

  • La diagnosi funzionale redatta dall’A.S.L.:
  • Il Profilo Dinamico Funzionale, steso in collaborazione con l’Equipe del Servizio Materno -Infantile, che è parte integrante della programmazione del team;
  • Il Piano Educativo Personalizzato che permette di “costruire” obiettivi, attività didattiche e atteggiamenti educativi “su misura” per le specifiche difficoltà che manifesta quell’alunno in situazione di handicap o di  difficoltà di apprendimento. Anch’esso è parte integrante della programmazione del team.

 

IL PROGETTO GENITORI

Nel corso dell’ultimo decennio il nostro Circolo ha attivato gruppi di formazione e di approfondimento sul rapporto educativo rivolti agli insegnanti e ai genitori.

Obbiettivi:

  • aumentare la competenza e la sensibilità pedagogica dei genitori, attraverso lo studio dei comportamenti infantili e delle risposte degli adulti;
  • fornire ai genitori strumenti di comunicazione adatti all’ascolto;
  • fornire ai genitori informazioni e competenze relative alla prevenzione del disagio e delle dipendenze,

I  progetti si sono sviluppati attraverso il seguente percorso:

  1. Assemblee di classe, come momento di collaborazione e di effettivo coinvolgimento degli alunni
  2. Corsi di formazione che, attraverso una metodologia problematica e critica, hanno permesso di attuare un confronto ed un esame critico dei nodi problematici relativi alla gestione del rapporto educativo. Nella ricerca di possibili proposte di interventi educativi ed esaminando eventuali soluzioni offerte dalla ricerca pedagogica, si è attivato un contesto di:

à comprensione dei fondamentali processi di apprendimento per acquisire una prospettiva propositiva nello svolgere il compito di genitori

  1. Commissioni miste

Il progetto si è articolato in 10 incontri che prevedevano riflessioni sul ruolo di genitori, sul comportamento dei figli, sul mondo dei sentimenti e delle emozioni nella comunicazione per raggiungere la capacità di saper incoraggiare e costruire la fiducia in sé stessi.

Un ulteriore percorso che coinvolge genitori e insegnanti ha come tema portante lo sviluppo affettivo e la fiaba. Si vuole indagare e rivalutare il ruolo assunto dalle fiabe come metafora di alcuni passaggi fondamentali dello sviluppo affettivo.

Il corso si articola in almeno tre anni scolastici, a partire dal 1998 e prevede, per ogni anno, otto incontri con lo specialista e altrettanti gruppi di discussione in cui vengono lette e discusse  alcune fiabe tradizionali rispondenti alle più importanti tematiche relative allo sviluppo affettivo del bambino. Il collegamento al POF è individuato nel Progetto di animazione alla lettura e all’attività di consulenza ai genitori relativamente al ”cosa”, al “come” e “perché” leggere e raccontare ai nostri bambini.

 

 4. LA  RELAZIONE  EDUCATIVA  E IL  CONTRATTO  FORMATIVO

 La qualità della  relazione educativa che si vuole privilegiare si delinea più precisamente nel

  • Rapporto insegnanti/genitori
  • Rapporto insegnanti/alunni
  • Rapporto insegnanti/insegnanti
  • Rapporto bambini/bambini
  • Rapporto dirigente scolastico/insegnanti/personale ATA/alunni

Già da diversi anni la nostra scuola è impegnata nella realizzazione di un ambiente di apprendimento ricco e stimolante, in un clima sociale creativo e collaborativo nel quale la qualità della relazione educativa ha un posto rilevante.

Alcuni anni fa sono state attivate nel nostro Circolo due ricerche –azioni:

  1. “Le intenzioni educative” ha definito le finalità educative prioritarie, gli obiettivi per i docenti (con indicazioni di comportamenti e di impegno di crescita personale e professionale) e quelli per gli alunni, i criteri per le attività di insegnamento e per la valutazione.
  2. “Star bene a scuola” ha evidenziato l’intreccio tra dimensione sociale (ruolo e funzioni dell’insegnante:trasmettitore di conoscenze, organizzatore di tempi e modi delle attività di apprendimento, valutatore delle conoscenze e delle competenze dell’alunno, facilitatore dei percorsi educativi, componente di commissioni; ruolo e funzione dell’alunno in quanto soggetto attivo   dell’apprendimento), dimensione didattica (tipologie di comunicazione messe in atto nel corso  dell’azione educativa, la rappresentazione dell’alunno   da parte dell’insegnante e viceversa) ed affettiva (crescita della persona e dinamiche relazionali positive)

Il contratto formativo si esplicita con la CARTA DEI SERVIZI  che si ispira ai seguenti principi:

a. RAPPORTI SCUOLA-FAMIGLIA

Scuola e famiglia collaborano e condividono gli stessi valori educativi. I genitori usufruiscono di colloqui individuali e di assemblee regolarmente programmati con gli insegnanti, dove vengono informati circa:

  • Programmazione e svolgimento dell’attività didattica
  • Progressi scolastici e formativi dei propri figli
  • Attività scolastiche complementari

I genitori controllano quotidianamente i diari, i quaderni, i lavori svolti in classe e seguono i propri figli nelle attività di consolidamento a casa.

Informano immediatamente la scuola circa eventuali problemi rilevanti di salute del bambino e circa ogni variazione di tutela giuridica in caso di separazione o di affidamento ad un genitore o ad altri.

Gli insegnanti assumono un atteggiamento comune di vigile attenzione per l’incolumità ed integrità degli alunni, mantenendo un comportamento di riservatezza circa vicende private e vissuti personali degli alunni e delle famiglie, di cui dovessero avere conoscenza.

Insegnanti e genitori ricercano insieme le strategie per superare le difficoltà comportamentali e di apprendimento.

I rappresentanti di classe possono comunicare con le famiglie tramite la scuola su argomenti inerenti la scuola stessa.

La scuola ha organizzato, a livello di circolo, incontri, gruppi di formazione e di approfondimento sul rapporto educativo, ai quali  i genitori hanno partecipato numerosi.

Il piano educativo di circolo non esclude un'eventuale costituzione di commissioni miste genitori-insegnanti per l’organizzazione e la gestione di particolari progetti.

 b. RAPPORTI INSEGNANTI-ALUNNI

Gli insegnanti favoriscono la realizzazione di un ambiente educativo e formativo che rispetti la persona e soddisfi il diritto dei bambini ad essere accolti ed aiutati per un pieno sviluppo del potenziale educativo di ciascuno e nel rispetto delle provenienze culturali  di ciascuno.

Gli alunni:

  • usufruiscono di un tempo scolastico funzionale al progetto educativo
  • sono coinvolti nelle decisioni che li riguardano, al fine di promuovere l’autonomia individuale
  • trovano nell’arco della giornata tempi e spazi per il rilassamento e/o per il gioco libero ed organizzato
  • sono seguiti nello svolgimento del lavoro, nel rispetto dei tempi individuali dall’insegnante e sono incoraggiati a cooperare e ad essere solidali nell’ambito scolastico e della comunità a cui appartengono.

Gli insegnanti ascoltano individualmente i bambini desiderosi di esprimere i loro sentimenti e le loro esperienze di vita.

Gli insegnanti fanno comprendere agli alunni il significato di eventuali rimproveri diretti a correggerli, non ad umiliarli.

Gli alunni:

  • rispettano l’orario stabilito dalla scuola che frequentano regolarmente
  • utilizzano regolarmente le attrezzature, gli spazi ed i tempi dell’attività scolastica, nel rispetto della proprietà comune e dei diritti degli altri
  • rispettano le regole fissate dall’organizzazione del plesso scolastico e della classe di appartenenza
  • rispettano sia gli insegnanti e i compagni in quanto persone
  • ascoltano e mettono in pratica i suggerimenti degli insegnanti sul piano del comportamento e dell’apprendimento
  • collaborano attivamente al buon andamento della vita della scuola e si aiutano reciprocamente nell’ottica di una educazione alla solidarietà e alla responsabilità.

La scuola realizza progetti che mirano all'integrazione sociale e scolastica di alunni portatori di h, di alunni con difficoltà di apprendimento e/disagio relazionale, di alunni stranieri al primo inserimento nella realtà del nostro paese.

 C. RAPPORTI TRA INSEGNANTI

Gli insegnanti:

1.   collaborano per :

  • stesura piani orario
  • elaborazione programmazioni di classe e di plesso
  • utilizzo locali scolastici e laboratori
  • predisposizione
  • calendario incontri
  • organizzazione ore di compresenza
  • formazione di commissioni
  • elaborazione di progetti

2.   si accordano su:

  • divisione degli ambiti disciplinari
  • distribuzione delle funzioni tutoriali
  • criteri di valutazione
  • strumenti di verifica

3.   definiscono modalità condivise di rapporti con gli alunni, con le famiglie, con i

superiori, con gli Enti e le Associazioni locali elaborando un codice deontologico condiviso e

rispettato coerentemente nel quotidiano.

 

 
FORMAZIONE
CORSO "FARE CINEMA A SCUOLA"
CORSO "Patente per ciclomotori"
FAMIGLIE
LINK UTILI